6. Dezember 2008

Werner, fliegender Vater


Se c'è una cosa che non sopporta è il cinéma vérité. Werner Herzog lo ripete spesso: per catturare la verità non basta filmarla. Non basta una registrazione fedele. A lui interessa che sia la verità a catturarci. Che ci accechi questa verità, e ci ecciti. Ma Herzog non va alla ricerca di una verità qualsiasi, bensì di quella che chiama verità estatica. Questo spiega perché non esiste una linea di demarcazione netta tra la sua produzione narrativa e quella documentaristica.

Werner Herzog sostiene - senza scherzare troppo - che Fitzcarraldo è il suo miglior documentario. Un resoconto inscenato e filmato passo passo su come un uomo ossessionato dall'opera sia riuscito a (far) trasportare un battello oltre una collina. Per Herzog il cinema è sempre e comunque messa in scena, anche quando imbocca la strada neutrale e "giornalistica" del documentario. Senza una regia, senza uno sguardo presente e fisso sul soggetto, la verità non passa allo spettatore. O passa, ma sotto silenzio. Priva di ralenti, quella dell'intagliatore Steiner non sarebbe mai stata una grande estasi.

In Mister Lonely (2007), Werner Herzog torna a recitare per Harmony Korine dopo l'esperienza di Julien Donkey Boy (1999). Nel sesto film targato Dogma 95 Herzog interpretava il padre del protagonista, una maschera antigas calata sul viso. Anche stavolta interpreta un padre, ma in senso religioso. E' il missionario protagonista della vicenda che si dipana parallelamente alla trama principale del film. Mentre gli "impersonatori" giubilano nella loro comune scozzese, padre Umbrillo vola sulla jungla panamense in compagnia di un gruppo di suore che si scoprono in grado... di volare. Di atterrare, cioè, indenni, senza paracadute, dopo essersi divertite un mondo in caduta libera.

Padre Umbrillo è un Flying Padre quasi come il Fred Stadtmueller del corto di Kubrick del 1951. Non è un medico, Umbrillo, se non di anime, come quella di un uomo fedifrago col quale si intrattiene a lungo nel piano sequenza che lo introduce, di pacca, nel tessuto del film. Herzog è un grande fan del travagliato autore di Gummo (1997), e quando si piazza davanti al suo obiettivo scigolie le trecce e sfodera il suo umorismo impassibile e catastrofico, à la Buster Keaton. Si agita, Werner / Umbrillo, solo quando incita le suore a buttare i sacchi con i viveri, tant'è che una di loro perde l'equilibrio e vola giù, azzurra nell'azzurro - dando il la all'estasi. La scena in cui padre Herzog, in primissimo piano, riflette sul miracolo delle suore volanti sutura alla perfezione la sua idea di cinema estatico e riflessivo con quella più scabra e anti-fiabesca di Korine.

Mister Lonely è un film che dispensa singole perle e grandi idee, ma nel complesso non tiene. Forse Todd Solondz sarebbe stata la persona più adatta per dirigere il film, magari separando il tuorlo dall'albume (due storie consecutive, non montate, come in Storytelling) o calcando la mano sulla favola nera (Palindromes). Resta il fatto che la sottotrama estatica di padre Umbrillo è materiale da magnifica ossessione. Nel prefinale, il missionario scalda i motori e si prepara a volare in Vaticano con le sue suorine miracolate. Questo papa è bavarese, dice il regista bavarese. Mi farò un cicchetto come si deve.

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